Ireneo Pimpinelli ha lavorato nelle miniere della Società Montecatini di Boccheggiano. Non ha frequentato nessuna scuola, ha imparato a leggere e scrivere grazie al suo grande amore per la cultura.
“La guerra”
(Poesia scritta nel 1917)
(frammenti)
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Così, l’un dopo l’altro, i governanti,
dentro il cerchion della diplomazia,
scusandosi in difesa tutti quanti
e per salvar la patria dinastia,
mandan le turbe inconsce ed ignoranti
a uccidere, rubare e far la spia,
contro quei gran nemici, che fin d’ ieri,
furon compagni in miniere ed in cantieri.
Senza parlar di mercatura e d’oro
di quei che generar la guerra sanno,
dice semplicemente che costoro
dichiarano la guerra e non ci vanno;
preparan l’armi e stanno a casa loro,
e gli incoscienti macellar li fanno.
Col vecchio motto - Armiamoci e partite-
Appagan le turbe denutrite.
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Regni ovunque la colpa. Ormai son certe
le vittime, le stragi e le contese
che in cielo, in terra, in mare or si converte
tutto a soqquadro di pazzesche imprese.
Io son di un parer mio che non diverte,
per cui sarebbon le nazioni intese
di decimar la massa proletaria,
e condannar chi resta a campar d’aria.
Ma se questo lo vuol la borghesia
dell’alta sfera che governa e regge,
non mi limiterò a chiamarla ria,
senza cuor, senza senno, senza legge,
e che spezza del mondo ogni energia,
calcando il popol, mansueto gregge;
ma non so scaricar tutte le colpe
su della borghesia, vecchiaccia volpe.
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Perciò invoco le classi più avanzate
e che tutte callose hanno le mani,
d’esser nel comun bene affezionate;
dai comuni rurali a quelli urbani,
fino al di là delle frontiere ingrate,
traverso mari, monti, boschi e piani,
e gli abitanti di tutta la terra,
di far la guerra, ma la nostra guerra!
La nostra guerra: se nell’alto strato
dirigente, nazione, regno o impero,
e s’armi l’uno contro l’altro stato,
nel fosco diplomatico mistero,
la grande massa del proletariato,
come un sol uomo gigantesco e fiero,
deve tuonar la voce e trincerarsi
contro i delitti che dovrebbon farsi.
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(I socialisti di Boccheggiano lottarono accanitamente contro l’intervento dell’Italia nella guerra del 1915-18, e Ireneo Pimpinelli ha cercato con i suoi semplici versi, di trasmetterci gli ideali che li animavano in quei giorni gloriosi).